Quest’anno celebriamo il 558° anniversario della morte di una figura storica di rilievo mondiale: Giorgio Castriota, detto Skanderbeg, scomparso il 17 gennaio del 1468.
Grande condottiero, abile diplomatico, “politico” - in senso positivo - avveduto e lungimirante, uomo di grandi valori e di spiccato carisma, Giorgio Castriota è stato un personaggio cardine delle vicende che segnarono in modo decisivo il futuro del nostro continente e non solo.

Guidando per 25 anni la vittoriosa resistenza del popolo albanese contro i tentativi di invasione ottomana, Giorgio impedì che il cuore della cristianità, la penisola italiana e tutte le nazioni che oggi fanno parte dell’Europa, fossero sottomesse dall’Impero ottomano. Non
si sarebbe trattato della “semplice” conquista territoriale di stati confinanti, ma della potenziale scomparsa della civiltà occidentale, cancellata dall’imposizione di una religione, di un’organizzazione politica e sociale, di costumi e della cultura che hanno successivamente caratterizzato la storia del Vecchio Continente. A ciò si sarebbe aggiunto lo sgretolamento dell’Umanesimo, non si sarebbe sviluppato il Rinascimento, né il Barocco, né l’Illuminismo e neppure tutte le altre manifestazioni del pensiero e dell’arte a noi familiari.
Soprattutto, non si sarebbero consolidati i diritti umani e le libertà individuali e collettive che costituiscono oggi la base imprescindibile della vita quotidiana e del funzionamento delle istituzioni delle democrazie occidentali.
Tutto questo venne scongiurato da “leader” politici e militari come Giorgio Castriota, ed altri contemporanei, come János Hunyadi in Ungheria, Vlad III di Valacchia (meglio noto come Dracula, dal nome del casato Drăculești che diede diversi regnanti al principato) in Romania e Ladislao III Jagellone in Polonia, e grazie ai popoli che si affidarono alla loro guida.
Ma, considerando la posizione strategica dell’Albania, per il suo ampio sviluppo costiero affacciato sull’Adriatico, proprio la vittoriosa difesa di quel territorio rappresentò l’ostacolo decisivo ai piani di espansione dei sultani turchi.
Giorgio Castriota, cresciuto come ostaggio “di prestigio” - perché figlio di uno dei grandi feudatari albanesi - alla corte di Edirne, convertito all’Islam ed educato alle arti del Trivio e del Quadrivio quanto a quelle militari, fu protagonista cruciale di quella eroica resistenza, perché “ultimo baluardo” utile ad impedire il dilagare dell’orda ottomana che, dopo la presa di Bisanzio, aveva il primario obiettivo di conquistare la sede dell’altra grande religione monoteista “rivale”, la Roma dei Papi.

Uomo di guerra e di diplomazia, Giorgio seppe conquistare alleanze di vitale importanza come quella con i Pontefici e i Re aragonesi; riuscì a strappare tregue fondamentali, come quelle periodiche con i sultani, stipulare trattati indispensabili, come accadde con Venezia e Napoli; ottenere aiuti economici e militari vitali da questi e da altri alleati, come la Repubblica di Ragusa.
Ma Skanderbeg fu anche uomo di cultura come testimoniano quattro “volumi” - in realtà,
manoscritti copiati da altri testi o dai rari scritti a stampa esistenti dopo l’invenzione dei
caratteri mobili – che gli studiosi hanno identificato come provenienti proprio dalla biblioteca personale dell’eroe albanese.
Per il suo sforzo diplomatico di concentrare le energie delle monarchie cattoliche nella resistenza contro l’espansione ottomana, fu chiamato da Papa Callisto III “defensor fidei” e “athleta Christi”, a sottolineare il suo ruolo fondamentale nella difesa della Chiesa cattolica e dei suoi fedeli, ma è anche ritenuto da molti studiosi come un precursore dell’unione degli stati europei con l’obiettivo comune della salvaguardia politica e culturale degli stati occidentali.
Nonostante alcuni tentativi compiuti da detrattori che volevano ridimensionare l’importanza
delle sue imprese, Giorgio Castriota resta uno dei più stimati condottieri e statisti della fine
del Medioevo, anticipatore di visioni politiche valide ancora oggi e, soprattutto, fondatore
del primo vero nucleo “moderno” di stato albanese.

Un uomo orgoglioso della propria identità etnica e pronto a sacrificare gli interessi
personali a vantaggio di quelli comuni del suo popolo, sempre disposto a dare per primo l’esempio concreto delle cose che chiedeva ai suoi uomini. Un esempio di vita e di valori che, ancora oggi, è amato dal suo popolo e che dovrebbe ispirare, sia pure con obiettivi di concordia e pace tra i popoli, tanti uomini politici i quali - senza avere le necessarie qualità pratiche e morali - oggi occupano posti di potere e responsabilità.


